Scioglimento delle unioni civili: il Tribunale di Novara

Con articolata decisione depositata il 5 luglio 2018, il Tribunale di Novara interpreta sistematicamente la legge 76/2016 stabilisce...

Richiesta di costituzione dell'unione civile

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del D.P.C.M. 23 luglio 2016, n. 144, relativo al Regolamento recante disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell'archivio dello stato civile, ai sensi dell'art. 1, comma 34, L. 20 maggio 2016, n. 76, è possibile celebrare le unioni civili.

Nello specifico, l'art. 1 del citato Decreto si afferma che al fine di costituire un'unione civile, ai sensi della L. 20 maggio 2016, n. 76, due persone maggiorenni dello stesso sesso fanno congiuntamente richiesta all'ufficiale dello stato civile del Comune di loro scelta.

Nella richiesta di costituzione dell’unione civile ciascuna parte deve dichiarare:

a)   il nome e il cognome, la data e il luogo di nascita; la cittadinanza; il luogo di residenza;

b)   l'insussistenza delle cause impeditive alla costituzione dell'unione, cioè: la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile tra persone dello stesso sesso; l'interdizione di una delle parti per infermità di mente; se l'istanza d'interdizione è soltanto promossa, il pubblico ministero può chiedere che si sospenda la costituzione dell'unione civile; in tal caso il procedimento non può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull'istanza non sia passata in giudicato; la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all'art. 87, comma 1, c.c.; non possono altresì contrarre unione civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il nipote e la zia e la nipote; si applicano le disposizioni di cui al medesimo art. 87 c.c.; la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte; se è stato disposto soltanto rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento.

L'ufficiale dello stato civile, verificati i presupposti di cui al comma 1, redige immediatamente processo verbale della richiesta e lo sottoscrive unitamente alle parti, che invita, dandone conto nel verbale, a comparire di fronte a sé in una data, indicata dalle parti, per rendere congiuntamente la dichiarazione costitutiva dell'unione.

Qualora una delle parti, per infermità o altro comprovato impedimento, è nell'impossibilità di recarsi alla casa comunale, l'ufficiale si trasferisce nel luogo in cui si trova la parte impedita e riceve la richiesta di cui al presente articolo, ivi presentata congiuntamente da entrambe le parti.

Verifiche

Entro quindici giorni dalla presentazione della richiesta, l'ufficiale dello stato civile verifica l'esattezza delle dichiarazioni relative alla richiesta e può acquisire eventuali documenti che ritenga necessari per provare l'inesistenza delle cause impeditive summenzionate.

A tali fini l'ufficiale adotta ogni misura per il sollecito svolgimento dell'istruttoria e può chiedere la rettifica di dichiarazioni erronee o incomplete nonché l'esibizione di documenti.

a osservato che la L. n. 76/2016 non prevede l'emanazione delle pubblicazioni per la celebrazione dell'unione civile.

Costituzione dell'unione e registrazione degli atti nell'archivio dello stato civile

Ai sensi del comma 1 dell'art. 3, D.P.C.M. n. 144/2016, le parti della unione civile, nel giorno indicato nell'invito, rendono personalmente e congiuntamente, alla presenza di due testimoni, avanti all'ufficiale dello stato civile del Comune ove è stata presentata la richiesta, la dichiarazione di voler costituire un'unione civile. Autorevole dottrina ha osservato che la celebrazione unione civile ricalca il rito canonico, dove il celebrante riceve senza nulla affermare le dichiarazioni dei nubendi.

Nella dichiarazione le parti confermano l'assenza delle summenzionate cause impeditive. Ulteriormente, l'ufficiale, ricevuta la descritta dichiarazione fatta, dichiara che con la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Altresì l'ufficiale di stato civile dichiara che le parti concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.

Espletato tale incombente, il celebrante redige apposito processo verbale, sottoscritto unitamente dalle parti e dai testimoni, cui allega il verbale della richiesta.

La registrazione degli atti dell'unione civile è eseguita mediante iscrizione nel registro provvisorio delle unioni civili. Gli atti iscritti sono inoltre oggetto di annotazione nell'atto di nascita di ciascuna delle parti. A tal fine, l'ufficiale che ha redatto il processo verbale di cui sopra lo trasmette immediatamente al Comune di nascita di ciascuna delle parti, conservandone l'originale nei propri archivi.

Nella dichiarazione le parti possono rendere la dichiarazione di scelta del regime patrimoniale ai sensi dell'art. 1, comma 13, L. n. 76/2016.

Recentemente, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha affermato che la questione se un matrimonio contratto all'estero da persone dello stesso sesso possa o no essere trascritto nell'ordinamento italiano, è questione che, attenendo allo status delle persone, deve essere sottoposta all'esame del giudice ordinario. Invero, pur venendo in rilievo il provvedimento di annullamento adottato dal prefetto, che le ricorrenti assumono essere lesivo del proprio diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, l'effetto che esse effettivamente intendono conseguire altro non è che il riconoscimento nell'ordinamento nazionale del matrimonio contratto in altro Stato: riconoscimento che, ovviamente, postula la validità di un tale matrimonio (Cass., SS. UU., 27 giugno 2018, n. 16957).

Qualora una delle parti, per infermità o per altro comprovato impedimento, è nell'impossibilità di recarsi alla casa comunale, l'ufficiale si trasferisce nel luogo in cui si trova la parte impedita e, ivi, alla presenza di due testimoni, riceve la dichiarazione costitutiva di cui al presente articolo.

Invece, nel caso di imminente pericolo di vita di una delle parti l'ufficiale dello stato civile riceve la dichiarazione costitutiva anche in assenza di richiesta, previo giuramento delle parti stesse sulla sussistenza dei presupposti per la costituzione dell'unione e sull'assenza di cause impeditive di cui all'art. 1, comma 4, L. n. 76/2016.

Spetta all'ufficiale dello stato civile il rilascio del documento attestante la costituzione dell'unione, recante i dati anagrafici delle parti, l'indicazione del regime patrimoniale e della residenza, oltre ai dati anagrafici ed alla residenza dei testimoni ai sensi dell'art. 1, comma 9, L. n. 76/2016.

Per quel che concerne la definizione dell'unione civile nei documenti e atti in cui è prevista l'indicazione dello stato civile, per le parti dell'unione civile sono riportate, a richiesta degli interessati, le seguenti formule: "unito civilmente" o "unita civilmente".

Scelta del cognome comune

Nella dichiarazione di cui all'art. 3, le parti possono indicare il cognome comune che hanno stabilito di assumere per l'intera durata dell'unione. La parte può dichiarare all'ufficiale di stato civile di voler anteporre o posporre il proprio cognome, se diverso, a quello comune.

A seguito di siffatta dichiarazione i competenti uffici procedono alla annotazione nell'atto di nascita e all'aggiornamento della scheda anagrafica.

Recentemente la dottrina, supportata dalla giurisprudenza di merito (Trib. Lecco, 2 aprile 2017), ha affermato che la norma contenuta nel decreto attuativo n. 5 del 19 gennaio 2017 (articolo 3, comma 1, lettera c), n. 2) sia incostituzionale. Si ricorda che "con tale disposto il Governo aveva ordinato ai sindaci di cancellare "entro trenta giorni" il cognome anagrafico delle coppie gay e lesbiche che si erano unite civilmente tra l'entrata in vigore della Legge Cirinnà (5 giugno 2016) e l'entrata in vigore del decreto "attuativo" (gennaio 2017)" (M. Gattuso, Il brutto pasticcio sul cognome dell'unione civile, 2017, Articolo 29). La sospetta illegittimità costituzionale riguarda il fatto che il Governo delegato a dare attuazione alla Legge Cirinnà aveva, a nostro avviso, sostanzialmente derogato ad un principio espresso dalla stessa legge, senza tuttavia averne il potere: dunque un eccesso di delega (M. Gattuso, op. cit.).

Scioglimento dell'unione civile per accordo delle parti

Nel caso in cui le parti concordino nello scioglimento dell'unione civile, l'accordo delle parti concluso, ai sensi dell'art. 12, D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, è ricevuto dall'ufficiale di stato civile del Comune di residenza di una delle parti o del Comune presso cui è iscritta o trascritta la dichiarazione costitutiva dell'unione.

L'accordo è iscritto nel registro provvisorio delle unioni civili ed è annotato negli atti di nascita di ciascuna delle parti, a cura dei competenti uffici.

Tale accordo, raggiunto a seguito della convenzione di negoziazione assistita, conclusa ai sensi dell'art. 6, D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, deve essere trascritto nel registro provvisorio delle unioni civili ed annotato negli atti di nascita di ciascuna delle parti, a cura dei competenti uffici.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea è intervenuta in materia di scioglimento dell'unione civile registrata, affermando che la competenza del notaio in detta materia, che riposa esclusivamente sulla volontà delle parti e lascia impregiudicate le prerogative del giudice in assenza di accordo tra di esse, non comporta alcuna partecipazione diretta e specifica all'esercizio dei pubblici poteri (Corte Giustizia Unione Europea Sez. I, 1° febbraio 2017, n. 392/15).

Il termine di tre mesi che deve intercorrere tra la manifestazione di volontà dinanzi all'ufficiale di stato civile e la proposizione della domanda giudiziale è in ultima analisi lo spatium deliberandi che la legge impone ai partners di un'unione civile che decidono di sciogliere il proprio vincolo, in assenza di una delle cause previste dalla legge. Nessuna influenza sulla possibilità di ottenere la sentenza di scioglimento viene attribuita alla circostanza che la domanda giudiziale di scioglimento venga presentata da una soltanto delle parti o da entrambe congiuntamente: nell'uno e nell'altro caso la domanda deve infatti essere accolta dal giudice per il solo fatto di essere stata presentata ad oltre tre mesi di distanza dall'avvenuta manifestazione di volontà di scioglimento davanti all'ufficiale dello stato civile, senza che si rendano necessari ulteriori accertamenti (Trib. Novara, 5 luglio 2018).

Lo studio

Studio Legale Anna Maria Sambucci, forte dell'esperienza maturata, offre consulenza ed assistenza legale, giudiziale e stragiudiziale nei diversi ambiti del diritto penale, e civile, svolgendo attività di consulenza ed assistenza legale nei confronti di persone giuridiche e di persone fisiche, avanti a tutti gli organi giurisdizionali italiani, ivi compresa la Suprema Corte di Cassazione...

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